Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando su qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

Vermezzo

ph. Claudio Zucca

www.comune.vermezzo.mi.it


Il Comune, attraversato dal Naviglio Grande, si trova a 119 metri sul livello del mare e dista 20 chilometri dal capoluogo provinciale.

Il toponimo ha un’origine alquanto discussa, ma comunque latina, per cui si ritiene che il primo insediamento sia avvenuto in età romana. Il nome potrebbe infatti derivare da “viridis medium” cioè “in mezzo al verde”, poi modificato in “Vermez”. Questa ipotesi sarebbe avvalorata dal fatto che nel circondario, là dove sorge la Cascina del Conte, pare esistesse un tempo un “verderium” o “viridarium” cioè un verziere noto per la varietà delle piante coltivate.

Molti nobili milanesi possedettero terreni e proprietà nel territorio di Vermezzo: ricordiamo i Del Conte, i Panigarola, i Visconti, gli Avogadro, ma la casata più rappresentativa fu quella dei Pozzobonelli, che già dal XIII secolo aveva acquistato una posizione di tutto rispetto tra gli altri proprietari.

A partire dal 1500 le vicende di Vermezzo si differenziano progressivamente da quelle di Abbiategrasso. Esso fu ceduto quale proprietà feudale da Lodovico il Moro ad Ambrogio Varese di Rosate. Per due secoli, sino all’avvento della dominazione austriaca, Vermezzo appartenne soltanto ai Varese, che non lo cedettero perché la sua rendita era soddisfacente e la sua posizione, vicino al Naviglio ed alla strada ad esso parallela, permetteva un facile trasporto delle merci.

Lo sviluppo del paese non fu favorito dalla sua posizione piuttosto isolata: infatti la costruzione di un ponte sul Naviglio che permettesse i collegamenti con la strada per Milano e Abbiategrasso avvenne solo all’inizio del 1900.

Fino ad allora gli abitanti che dovevano oltrepassare il Naviglio avevano dovuto accontentarsi del tradizionale trasporto con la barca, unita all’altra riva da una robusta corda di canapa; per lo più i trasferimenti avvenivano a piedi lungo il Naviglio.

La costruzione del Ponte in ferro, avvenuta nel 1903 scardinò questo tradizionale isolamento e portò al paese una ventata di novità. Dopo pochi anni infatti anche Vermezzo poté usufruire del tronco tranviario Milano-Corsico-Abbiategrasso e nel 1925 un centinaio di operai vermezzesi si recavano quotidianamente nelle fabbriche di Milano.

 

Da vedere

Chiesa di San Zenone
La chiesa parrocchiale è dedicata a San Zenone. Essa venne edificata inizialmente per il culto privato di qualche signore longobardo che aveva una devozione particolare per il Santo. La costruzione attuale, che risale al ‘600, nasconde resti dell’antico edificio. Durante gli scavi fatti per l’installazione dell’impianto di riscaldamento, sono apparse le fondamenta di un’antica basilica d’origine longobarda, costruite con materiale di demolizione proveniente da un precedente insediamento romano: la sua creazione risale con buona probabilità al IX secolo e la decorazione al X – XI. L’architetto che progettò la facciata della chiesa odierna è Fabio Mangone: in essa la ricchezza tipica dell’età barocca si mescola ad elementi di maggior rigore e austerità, di stampo classico.


Palazzo Pozzobonelli
Di grande interesse artistico è il Palazzo Pozzobonelli, che deve il nome ad una delle famiglie più importanti nella storia locale. La costruzione sorse su probabile disegno del Bramante, che vi lavorò verso la fine del ‘400, ed è certo che questo artista diede il suo contributo anche per altre dimore della famiglia.
Il palazzo, costituito da un corpo centrale con due ali rivolte a sud, è caratterizzato da un loggiato, in parte murato, sormontato da una fascia di fregi e decorazioni in cui i critici hanno visto la mano stessa del Bramante. All’interno, oltre a vari ambienti di epoca settecentesca, vi sono due stanze del XV secolo, tutte affrescate con motivi floreali. All’esterno sono stati riportate alla luce finestre gotiche con eleganti cornici in cotto e tracce di decorazioni ormai consunte da tempo.
Nel 1763, alla morte del Cardinale Pozzobonelli i suoi due nipoti ne spartirono l’eredità. Uno di questi fu il marchese Giorgio Porro Carcano, che a sua volta lasciò il palazzo di Vermezzo al proprio figlio, conte Luigi Porro Lambertenghi. Quest’ultimo, vissuto in piena età risorgimentale, partecipò alle imprese carbonare dell’epoca ed il suo nome rientra a pieno diritto tra quelli dei patrioti che hanno fatto l’Italia.


Torretta Medioevale
Fino a non molto tempo fa si notava lungo la via Ponti Carmine, una specie di loggiato ricoperto da un rustico porticato per lungo tempo pericolante. Oggi questa struttura è stata oggetto di una globale ristrutturazione della vecchia e fatiscente cascina, ma rimane ancora, ed è in via di adeguata manutenzione, la vecchia torre che l’affiancava, ornata da un fregio in mattoni formanti un motivo simile ad una greca. La struttura, inglobata nelle attuali costruzioni, ricordava nelle scarne linee architettoniche i castelli di campagna medioevali e la torretta che si eleva al di sopra delle nuove abitazioni, ricca di archetti e di finestre ogivali rammenta ancor oggi le vestigia di un passato che costituisce un tutt’uno con l’attuale presente.

CERCA NEL SITO

SELEZIONATI PER VOI...

Tieniti aggiornato sugli avvenimenti nel parco