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GAGGIANO: Palazzo Stampa Aloardi (o Villa Marino)

L’origine dell’edificio è da ricercarsi verso la fine del 1400 o nei primi decenni del 1500. Infatti, dai documenti, un antico corpo di fabbricato risulta essere già esistente, quando nel 1539 si ha la notizia dell’acquisto del palazzo e dei terreni annessi da parte del Marchese Massimiliano Stampa. La pianta dell’edificio è ad “U” con il corpo centrale molto profondo, sulla fronte posteriore si innesta un’altra ala che si prolunga in un corpo più basso. La pianta irregolare è frutto di diverse trasformazioni, l’ultima delle quali ha però provveduto a dare un volto unitario alla villa.

La fronte principale ha un portico terreno di cinque archi a sesto ribassato, fascia marcapiano, un grande balcone a cesto, finestre con cornici e cimase alternatamente ad angolo ottuso e ad arco, ed una fila di finestrini sottogronda. Il pianterreno è diviso da un passaggio centrale aperto che lasciava continuare la prospettiva dalla parte opposta della villa. Sui lati della galleria due portoncini introducono ad ampie sale, delle quali, una abitata dagli attuali proprietari è completamente rimaneggiata. Sulla sinistra del portico un ampio portale, dà accesso al vasto scalone, che occupa tutto l’avancorpo sinistro della costruzione. Nel soffitto del vano scale è un affresco tardo barocco, con una bella prospettiva dal basso, incorniciato da un cordone di stucco che nelle mezzerie dei lati ingloba delle conchiglie decorative. Gli ambienti del primo piano sono collegati a cannocchiale: essi hanno soffitti di legno con terzere e travicelli. Molti furono i passaggi di proprietà dell’edificio.

Come già accennato nel 1539 proprietario risulta essere Massimiliano Stampa che vende al conte e senatore Francesco Sfondrato. Nel 1556 la proprietà perviene alla Marchesa Anna Morona (Moroni). La documentazione esistente riprende il filo dei passaggi di proprietà dal 1676, quando Girolamo Massimiliano Moroni Stampa vende il palazzo al questore Ortensio Cantoni. Nel 1711 il Cantoni redige testamento e lascia tutti i beni di Gaggiano alla figlia Marianna la quale sposò il marchese Alessandro Pozzi (o dal Pozzo) de Villar de Campos di Castiglia. Il marchese Pozzi lasciò la proprietà al figlio Ignazio insieme ad ingenti debiti e questi per pagare il tutto mise all’asta il palazzo che fu acquisito da un borghese, certo Pietro Aloardi che alla morte lascia in eredità ai quattro figli fra cui Giovanni che è sacerdote. Alla sua morte, nel 1819, don Giovanni Aloardi cede per testamento la proprietà ai Luoghi Pii Elemosinieri che nel passare degli anni e delle leggi diventeranno enti pubblici prima come ECA e poi IPAB.

La proprietà è messa in vendita dall’IPAB nel 1980 e la famiglia Gorini, già affittuaria e conduttrice del fondo, esercitando il diritto di prelazione acquista il palazzo ed il podere e vi stabilisce la sua residenza. .Questo edificio è denominato impropriamente come “Villa Marino” perché lo vuole legato al nome dell’illustre conte Tommaso Marino personaggio della metà del 1500 che segnò la vita e le vicende di Milano. Questo nostro palazzo è individuato erroneamente come luogo per una leggenda dettata dalla fervida immaginazione popolare ed in particolare per un tragico fatto di sangue, un uxoricidio di cui fu protagonista proprio il Conte Marino e che avvenne nella sua villa di Gaggiano. Si tratta di leggenda, ma la cosa da secoli è radicata nella popolazione. Si narra, infatti, che il “Cunt Marin” (Tommaso Marino), terribile filibustiere, libertino e senza scrupoli, esoso esattore delle gabelle statali, tra le sue infinite avventure d’amore, s’imbatté un giorno, lui già avanti negli anni, nella giovane e bellissima Ara, figlia del nobile veneziano Cornaro (Corner), che volle a forza sposare; e poiché la virtuosa donna tentava con ogni mezzo d’impedirgli le solite malefatte, da prima la fece imprigionare in questo suo palazzo e poi le tese un trabocchetto mortale trucidandola.

Gli attuali proprietari dell’antico palazzo vi possono mostrare ancora oggi un angolo del giardino dove, contro ad un muro, sarebbe stata sepolta la bella Ara ed il suo fantasma si rianima nelle calde notti estive di luna piena vagando per l’ampio cortile. Verità? Leggenda ? Certo la filastrocca rimase per secoli a perpetuare, nella conta dei giochi dei ragazzi, la figura della gentildonna: Ara bell’Ara – discesa Cornara – dell’or e del fin – del Cunt Marin… Dalla filastrocca Defendente Sacchi trasse una novella (1832) poi passata in commedia da Giovanni Ventura (1833) con il titolo Ara Bellara, ossia il ravvedimento del Conte Tommaso Marino.

Dal sito del Comune di Gaggiano

 

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