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ARLUNO: Chiesa dei Santi Pietro e Paolo

Costruita tra il 1762 ed il 1769 da Giulio Galliori (futuro sovrintendente dell'opera del Duomo di Milano), la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Arluno venne commissionata dal cardinale Giuseppe Pozzobonelli, arcivescovo di Milano per quattro decenni, e rimasta poi di proprietà della famiglia del prelato che essendo feudataria del borgo legò gran parte della propria storia al borgo. La chiesa venne ufficialmente consacrata dallo stesso Pozzobonelli il 17 settembre 1775.

La chiesa si presenta esternamente e internamente in forme e stili settecenteschi, con strabilianti esempi di architettura scenografica quali la facciata barocca, le splendide vetrate dell'abside (in stile rococò) e l'altare maggiore in legno, decorato con puttini laccati di bianco che affiancano le colonne doriche che fanno da copertura al tempietto del tabernacolo. Anticamente, la costruzione disponeva anche di un ossario che venne demolito nel 1852 assieme al campanile, sostituito con quello attualmente visibile su progetto di Ambrogio Lomeni. Ai lati dell'altare sono visibili due affreschi ad opera del pittore Gaetano Barabini. L'affresco della cupola è invece opera del pittore arlunese Rodolfo Gambini e del fratello Giuseppe. La chiesa ospita inoltre dei moderni portali bronzei realizzati dalla religiosa ed artista suor Angelica Ballan.

Altro tratto caratteristico della chiesa arlunese è il sagrato, contraddistinto da una lunga balaustra in colonnine di granito (detta popolarmente la sbàra d'Arlügn) che racchiude tutto il piazzale e che venne realizzata per la prima volta nel XVIII secolo in sostituzione del precedente filare di gelsi che attorniava la piazza della chiesa. Questa delimitazione era dovuta anche al fatto che, ancora nel Settecento, il piazzale era in parte utilizzato come cimitero del borgo che venne trasferito al di fuori dei confini dell'abitato secondo le direttive dell'Editto di Saint Cloud voluto da Napoleone agli inizi dell'Ottocento, fatto che fece cadere in disuso anche la balaustra stessa. Nel 1936 durante i lavori di rifacimento del selciato antistante il sagrato la "sbara" fu rimossa. L'opera è stata poi completata nelle parti mancanti e restaurata nel 1996.

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