Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando su qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

CUSAGO: Abbazia di Santa Maria Rossa

L'Abbazia di Santa Maria Rossa in Cusago fu un'abbazia agostiniana, oggi edificio destinato ad attività culturali.

L'abbazia fu edificata nella seconda metà del Trecento ad opera di frati dell'Ordine, che ne fecero, oltre alla parrocchia del Castello Visconteo di Cusago, cui era direttamente collegata tramite un tunnel sotterraneo rinvenuto durante i lavori di ristrutturazione effettuati alla fine degli anni ottanta, anche la più proficua e produttiva azienda agricola di quella zona, con a servizio più di cento servi della gleba. L'attività sotto l'egida del clero della piccola Abbazia terminò nel 1798 quando, coinvolta dalle soppressioni che in età napoleonica decimarono una notevole quantità di conventi, il 29 maggio 1798 il governo della Repubblica Cisalpina indirizzava al parroco di Cusago una missiva in cui faceva presente l'urgenza di ridurre la chiesetta di "Santa Maria Rossa" (allora chiamata "Santa Maria del Bosco") allo stato profano, indicandone le modalità: «Dopo breve orazione avanti all'altare, reciterà l'orazione della Vergine, indi leverà dall'altare la pietra sacra e le reliquie, se ve ne sono, riportandole alla chiesa parrocchiale con decenza, poscia darà un colpo di martello alla mensa, e lascerà che gli altri distruggano il rimanente.»

La chiesetta, decorata all'interno con pregevoli affreschi di maestri lombardi della fine del XIV secolo, cominciò così il suo periodo laico che ne vide la decadenza a stalla e magazzino agricolo. Nel 1931 un funzionario della Soprintendenza ai Beni Culturali di Milano si accorse dello stato di degrado in cui versava l'antico monumento e diede avvio ad un carteggio che durò più di vent'anni, al fine di imporre alla famiglia Gerli, allora proprietaria dell'immobile, di provvedere al restauro. Nel 1954 si raggiunse infine un compromesso con il proprietario che cedette, a titolo gratuito, cinque affreschi alla Soprindendenza, a patto che essa sostenesse le spese per il loro strappo e consentisse l'uso dell'immobile quale magazzino di ristoro per gli attrezzi agricoli e stalla. Nel 1988 l'edificio venne acquistato dal una società privata che, seguendo i dettami della Soprintendenza, fece un completo restauro conservativo, e ne destinò l'utilizzo prevalentemente per lo svolgimento di attività culturali. Gli affreschi strappati dalla Soprintendenza a metà del secolo scorso sono oggi conservati ed esposti presso il Museo del Castello Sforzesco di Milano.

da Wikipedia.it

CERCA NEL SITO

SELEZIONATI PER VOI...

Tieniti aggiornato sugli avvenimenti nel parco