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MILANO - Cascina Basmetto

L’Azienda Agricola Basmetto si trova in via Della Chiesa Rossa, 265 a Milano. Dispone di 50 ettari di terreno agricolo, dei quali circa 40 ettari sono coltivati a riso, 10 a mais ed appezzamenti minori a prato. Si colloca nella periferia Sud di Milano, in zona Gratosoglio tra il fiume Lambro Meridionale e il Naviglio Pavese.

Le prime fonti storiche sulla cascina risalgono alla metà del XIV secolo e viene indicata come preziosa proprietà del “Monastero di San Barnaba in Gratosoglio”, i cui possedimenti comprendevano anche i  terreni e le costruzioni circostanti. Nel 1942 la cascina è acquistata dal Comune di Milano e nel 1958 è concessa in affitto ad Emilio Papetti e ai suoi due fratelli. Oggi viene condotta dal figlio Gianpaolo.

Attualmente “Cascina Basmetto” è anche un polo culturale e sociale per il quartiere, nei suoi spazi vi si svolgono eventi ricreativi, avvenimenti musicali, mostre di pittura, attività didattico-educative per persone diversamente abili e molto altro ancora...

 

La storia di Basmetto è la storia di Gratosoglio

Il quartiere a sud di Milano, chiamato “Gratosoglio”, è un territorio importante per la storia di Milano.

Le prime fonti storiche riguardo la cascina risalgono alla metà del XIV secolo e la indicano come preziosa proprietà del Monastero di San Barnaba in Gratosoglio. La stessa viene qualificata quale autenticità storica entro la periferia sud del Comune di Milano, periferia notoriamente carente di beni architettonici di valore storico, artistico e culturale.

Una leggenda racconta della presunta venuta dell’apostolo San Barnaba a Milano, il quale raccontò dell’ospitalità, della convivenza e della convivialità avuta e che al momento di congedarsi, avrebbe detto “Ti saluto, o grata soglia”. San Barnaba è ritenuto uno dei fondatori della Chiesa Milanese e il suo saluto spiegherebbe l’origine del toponimo Gratosoglio.

L’architettura di Cascina Basmetto è quella tipica della corte agraria lombarda chiusa.

A nord si trova l’edificio principale, “la Casa Padronale”, costruito su due piani; è la parte più alta dell’intera costruzione, esso spicca sia perché permette un controllo sull’attività interna sia per il portico a tre campate sorretto da quattro colonne di pietra e ricoperto da un pittoresco glicine. L’aia era considerata il cuore della cascina. I salariati, al mattino presto, lì, ricevevano le direttive e le mansioni per i lavori giornalieri. Sull’aia arrivavano i carri con il carico del raccolto, come ad esempio i cereali, che appena raccolti venivano stesi al sole per asciugare.

In alto, sul tetto, si ergeva un piccolo campanile con un campana, il cui suono scandiva la giornata lavorativa, andato distrutto nell’agosto del 1999 dopo un cedimento strutturale e non più ripristinato.

Ai lati est e ovest si trovano le abitazioni, un tempo destinate ai salariati, per tipologie di lavoro tipo il fattore, il camparo, il caporale, il mungitore.

Nel blocco orientale ci sono le stalle coperte da un porticato e da fienili, le due stalle più piccole, un tempo utilizzate per il ricovero di cavalli e buoi, un tempo unica forza motrice per trainare i vari mezzi di trasporto e gli attrezzi agricoli (aratri, erpici, seminatrici) e una più grande stalla per le bovine da latte.

Appena fuori sul retro della stalla principale si trova la letamaia e la porcilaia con la struttura architettonica tipica per il ricovero dei maiali, con soffittatura fatta di travi di legno e paglia di riso.

Accanto al portone d’ingresso, un porticato ospita i macchinari e i due silos di stoccaggio per il riso.

Sul retro della casa padronale c’è un bel giardino, l’orto ed il pollaio.

Fino agli anni ’70 l’attività principale dell’azienda è stata l’allevamento di mucche da latte e di altre piccole bestie da cortile; purtroppo tale attività è andata via via scomparendo. Oggi l’azienda si basa sulla coltivazione di riso e mais e mantiene un piccolo allevamento di cavalli.

Con gli anni ’80 il Comune di Milano ha richiesto sempre più spesso all’azienda la cessione di porzioni di ettari di terreno per dar luogo ad insediamenti immobiliari, così nel corso degli ultimi anni la superficie coltivabile disponibile all’Azienda Agricola Basmetto si è ridotta di ben 20 ettari.

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