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Le marcite

La marcita è un prato irriguo realizzato dall’uomo e ha la caratteristica di avere un sistema di scorrimento delle acque con funzione termoregolatrice. Vengono utilizzate a questo scopo le acque dei fontanili: questa origine fa sì che le loro temperature siano costanti tutto l’anno.

L’origine della marcita è controversa, ma si pensa che la più antica sia stata realizzata nell’Alto Medioevo nei pressi del Lago Gerundo, un’area paludosa che si estendeva da Canonica d’Adda alla zona di confluenza tra il Serio e l’Adda.

La marcita “moderna”, tuttavia, è senz’altro opera dei monaci Cistercensi che attorno al 1200 studiarono e progettarono quel prato irriguo con la struttura ad ali spioventi che ritroviamo ancora oggi nelle nostre campagne. Il ruolo socio-economico e culturale di questo prato irriguo è sempre stato elevato: grazie all’irrigazione continua, infatti, l’agricoltore può realizzare 7/12 tagli dei quali 3-4 in inverno, consentendo una miglior nutrizione delle vacche da latte. Nei secoli scorsi la gestione della marcita era affidata a figure importanti e insostituibili: l’erbarol o pradirol (colui che tagliava l’erba), il rudin (raccoglieva e distribuiva il letame) e il campè o daquadù (il camparo addetto alla distribuzione e al controllo delle acque).

Il prato marcitoio ha avuto il massimo splendore tra il 1500 e la fine del 1800. Le marcite diminuirono soprattutto con la fine della seconda guerra mondiale, quando vennero sostituite dai campi di mais e risaie.

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